L’Unicità nell’Imperfezione

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UNICITÀ

Capita che un tubolare di ferro, al momento del taglio, non resti perfetto.

Capita che una lastra sia più macchiata di un’altra, e che durante la lavorazione compaiano righe e linee.

Queste imperfezione rendono unico ogni nostro prodotto.

Unici, imperfetti e irripetibili: come un’emozione, come ognuno di noi.

Collezione Renzo Serafini Unicità

HANDMADE

Il nostro lavoro è strettamente legato ad un prodotto realizzato a mano.

Mani sapienti, mani artigiane, mani zuppe di vita che non hanno paura di sporcarsi e si emozionano nel farlo.

Il materiale che utilizziamo è un materiale grezzo, principalmente ferro, per questo molto spesso ogni pezzo è diverso dall’altro.

Ogni mano, una persona. Ogni lampada, una storia.

RICERCA

Il nostro impegno quotidiano sta nel cercare continuamente nuove tecniche per rendere il prodotto interessante e atipico, parallelamente al mondo classico della luce.

Materiali e forme in continua Evoluzione, come Noi.

Fu Lei ad accorgersi di me.

Non avrei mai immaginato che accettare quella proposta mi avrebbe portato lì.

Arrivai con più di mezzora di anticipo per il mio solito timore di fare brutta figura. Guardai in giro, intorno a me il nulla.

Fu Lei ad accorgersi di me.

Parcheggiai la macchina lungo la strada polverosa, vicino al fossato che costeggiava il casolare. Nonostante fossero passati tanti anni, ricordavo ancora tutto a memoria. Nonostante fossero passati tanti anni, niente era cambiato. Mi chiesi perché non fosse lo stesso per le persone.

Fu Lei ad accorgersi di me.

Nel silenzio della campagna, il cigolio della pesante porta di metallo che spinsi con forza spaventò degli uccelli che scapparono sbattendo le ali. Solo e in silenzio entrai nel capanno degli attrezzi.

Fu Lei ad accorgersi di me.

Lasciai che gli occhi si abituassero al buio. Ero l’unico a sapere dove fosse ma in quel momento non sapevo dove appoggiare lo sguardo. Iniziai a cercare: spostavo, alzavo, giravo. Pensai che forse avevo capito male. Ero sul punto di andarmene quando Lei si accorse di me.

La base annerita spuntava da sotto un attrezzo. Mi avvicinai e mi accorsi che il corpo era ammaccato, che la lampadina era andata in frantumi. Mi sentii allo stesso modo. Spostai con forza l’ammasso di ferraglia che la schiacciava e la estrassi con attenzione.

Mancavano dieci minuti, dovevo uscire di corsa. La avvolsi con un panno sporco, la strinsi al petto e tirai deciso la grande maniglia di metallo. Senza stavolta lasciare il tempo agli occhi di abituarsi alla luce, corsi verso la macchina inseguito dal rumore dei miei passi.

Salii, misi in moto, partii. Lei era accanto a me, sporca e stanca.

“Torniamo a casa”, pensai senza guardare indietro.

A cura di Gloria Perosin

LEI

Lampada da tavolo