Occhi

Me la ricordo la mia prima volta davanti a tanta gente. Era il 1982, avevo diciassette anni e il Risiko Bar, nel quartiere di Schöneberg nella West Berlin, era il posto giusto per provare a essere qualcuno. Suonavo con i ragazzi da più di un anno ma nessuno di noi sapeva che l’esibizione di quella sera avrebbe contato così tanto per la nostra carriera. Vomitai cinque volte prima di cominciare e non a causa dell’alcol che al Risiko scorreva a fiumi: ero nel panico. Avevamo deciso di iniziare con un assolo, volevamo sorprendere il pubblico. Mike fu il primo a salire sul palco, ma l’unica cosa che ricordo di tutta la serata fu la luce. Dave il secondo. A un metro da ogni microfono stava immobile una grande lampada simile a un insetto. Nick il terzo. Dura come il locale e alta un paio di metri, scrutava dall’alto con due grossi occhi neri. Io il quarto. Sentii qualcuno darmi uno spintone da dietro «…e muoviti ragazzino!» e mi trovai seduto al mio posto, quegli occhi sopra di me. Nel preciso istante in cui sentii il mio piede schiacciare il pedale della grancassa, SWOOSH! Una doccia di luce esplose sopra la mia testa.
Niente poi fu più lo stesso.

A cura di Gloria Perosin

Corpo in ferro nero con saldature smerigliate, basamento in cemento, anelli orientabili, trasformatore/dimmer passacavo. Lampadine non incluse.

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